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Franco Baresi 1960-2026. Addio al "Piscinin" diventato gigante

Al suo paese, Travagliato, nel bresciano, lo chiamavano Franchino perché era gracile.

Cosi gracile che all'Inter, dov'era già stato preso il fratello maggiore Giuseppe, gli dissero: «No, grazie». Anche il Milan non era convinto.

Ci vollero tre provini perché al 14enne Franco Bresi, da poco orfano di padre e madre, fosse data una maglia rossonera che avrebbe vestito per 23 anni, 15 dei quali come capitano, ottenendo dai tifosi il titolo di "Milanista del secolo" nel 1999.

E comunque nel cuore del mondo milanista era chiamato anche "il piscinin", il piccolino, anche quando il suo impeccabile talento l'aveva innalzato al soprannome di Kaiser Franz, perché solo ilmitico tedesco Franz Beckenbaur poteva essere paragonato al lombardo Franco come "Libero", cioè architrave della difesa.


Franco Baresi, campionissimo del calcio italiano, è mancato nella notte tra il 30 e il 31 luglio a 66 anni.

Lascia Maura, compagna dal 1982 e moglie dal 1984, e i figli Edoardo e Gianandrea. Il funerale è stato il 4 agosto presso la Basilica di Sant'Ambrogio nel cuore di Milano.


La morte è stata probabilmente l'esito di una nodulazione polmonare, un tumore diagnosticato un anno fa e combattuto aspramente.


A febbraio Baresi aveva portato la fiaccola delle olimpiadi di Milano-Cortina allo Stadio di San Siro, nella cerimonia d'apertura. E di fianco a Beppe Bergomi, da sempre amico e avversario interista, era apparso provato.


Sfogliare l'album delle vittorie di Baresi è impossibile. Tra i tanti successi e i riconoscimenti individuali col Milano ha vinto 6 scudetti, tre Coppe dei campioni e due coppe Intercontinentali: fu una stella del Super Milan di Arrigo Sacchi, allenatori con cui non sempre è andato d'accordo, e Fabio Capello.

Particolare, invece, la sua vicenda in Nazionale.

Fu trai 22 convocati per la trionfale Coppa del Mondo in Spagna nel 1982, ma non scese mai in campo.

Nel 1994, ai Mondiali in Usa, era un perno della squadra: realizzò un miracolo superando in 25 giorni una rottura del menisco destro e si presentò in finale contro il Brasile.

Giocò alla grande, come se non fosse successo nulla, eppure non poté gioire perché calciò fuori il primo dei rigori di spareggio. i suoi errori e quelli di Daniele Massaro e Roberto Baggio diedero la vittoria al Brasile e lo fecero piangere in campo per la seconda volta nella sua vita.

La prima era avvenuta a Cesena il 16 maggio 1982 all'ultima di campionato. Il Milan aveva vinto, ma retrocedeva in Serie B lo stesso, com'era già avvenuto nel 1980 come sanzione per lo scandalo del Totonero.

La Serie B non aveva minimamenti intaccato il "Milanismo" del "piscinin". Franco Baresi aveva esordito in prima squadra nell'aprile 1978, in un Milan che stava per diventare un nobile veliero spinto alla deriva da un timone rotto. Il decimo scudetto vinto nel 1979 avrebbe chiuso la stagione dei trionfi targati Gianni Riviera: in pochi mesi sarebbe scoppiato un caos societario durato fino al 1986 quando Silvio Berlusconi acquistò la squadra e aprì un eccezionale epopea di trionfi.

Talentoso ma al tempo stesso concreto, Baresi fu uno dei giocatori più amati dal presidente Berlusconi.

Un affetto ricambiato, come ha ricordato lo stesso Franco.

Forse le uniche volte in cui il capitano non dava retta al Presidente era quando a questi gli proponeva di candidarsi per Forza Italia.

Baresi non amava apparire ed era avaro di parole.

Si dice che i tecnici delle giovanili del Milan lo avessero presentato cosi all'allenatore Nils Liedholm: «Come calciatore è perfetto, gli manca solo la parola».

Parlava con i fatti, tenendo in pugno il Milan quando c'era da difendersi e quando bisognava attaccare, e inchiodando i più forti attaccanti del mondo con un mix di tecniche e di fisicità quasi soprannaturale.

In campo era capace di vedere tutto e prendere sempre la decisione giusta.

Un riconoscimento, questo, venuto anche dal più improbabile dei suoi amici, il regista tedesco Werner Herzog, il genio visionario del film come "Aguirre",.

Suo tifosissimo, Herzog così parlò in un'intervista con Fabio Fazio: «Mi piacerebbe nei miei film capire il cuore dell'uomo e gli spazi come Baresi capiva il gioco... Era il difensore perfetto: insuperabile».

Queste parole erano del 2008.

Baresi aveva lasciato il calcio nel 1997 e il Milan aveva per sempre tolto la maglia numero 6, il suo numero, da quelle a disposizione dei giocatori rossoneri.

 
 
 

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