Il Mistero di Cagliostro: Tra Esoterismo, Alchimia e Truffa
- REDAZIONE

- 2 giu
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La figura di Alessandro, conte di Cagliostro, rimane uno dei grandi enigmi del Settecento. Considerato da alcuni un illuminato taumaturgo, divulgatore delle scienze esoteriche e "amico dell'Umanità", e da altri un semplice ciarlatano e scaltro imbonitore, la sua vita oscilla costantemente tra realtà documentata e leggenda.
Le origini e i primi espedienti
Dietro il nome altisonante di Cagliostro si celava in realtà Giuseppe Balsamo, nato a Palermo il 2 giugno 1743 da una famiglia di modeste condizioni. Rimasto orfano di padre, entrò nel 1756 come novizio nel convento dei Fatebenefratelli a Caltagirone, dove apprese i primi rudimenti di chimica e farmacologia affiancando il frate speziale.
Nel 1768 sposò a Roma la giovanissima e avvenente Lorenza Feliciani. Sebbene Cagliostro amasse raccontare storie fantastiche sulla sua infanzia trascorsa alla Mecca e sui segreti appresi dai sacerdoti egizi, i suoi detrattori (tra cui il Sant'Uffizio) lo descrissero come un truffatore che, insieme alla complicità della moglie, viveva di espedienti e raggiri in giro per l'Europa, vendendo polveri miracolose e formule magiche. Dopo varie peripezie e persino un periodo di prigione per debiti a Londra, Balsamo iniziò a cimentarsi stabilmente nelle vesti di guaritore e taumaturgo.

La nascita del "Conte" e il successo nella Massoneria
La vera svolta avvenne nel 1776 quando, rientrato a Londra, l'avventuriero assunse il titolo di Conte Alessandro di Cagliostro e, insieme alla moglie (ribattezzata "celestiale Serafina"), fu ammesso alla loggia massonica "La Speranza". Da quel momento, sfruttando i canali della massoneria, Cagliostro ottenne un successo travolgente in tutta l'Europa centro-settentrionale.
Fondò il rito egiziano, un sistema massonico di cui divenne Gran Cofto e che affascinò nobili e intellettuali grazie a rituali che promettevano la rigenerazione di corpo e anima. La sua fama di alchimista e filantropo raggiunse l'apice tra il 1780 e il 1785: curava spesso gratuitamente i malati, distribuiva elixir di lunga vita e polveri rinfrescanti, e conquistava l'ammirazione di filosofi e prelati grazie al suo sguardo magnetico e alla sua poliedrica personalità. A Lione fondò persino la "madre loggia" del suo rito, la Sagesse triomphante.
Lo scandalo della collana e il declino
Il declino cominciò a Parigi, dove Cagliostro si trovò coinvolto suo malgrado nel celebre "affare della collana della regina" (affaire du collier), un intricato scandalo che diffamò Maria Antonietta. Sebbene fosse estraneo alla truffa (essendo colpevole solo di aver consigliato all'amico cardinale di Rohan di confessare tutto al re), fu rinchiuso nella Bastiglia. Al processo venne assolto e scarcerato a furor di popolo, ma i sovrani ne decretarono comunque l'esilio dalla Francia.
Da quel momento Cagliostro cercò di ricostruire la sua rete di influenza viaggiando tra l'Inghilterra, la Svizzera e l'Italia, ma la sua reputazione era ormai compromessa e molti massoni iniziarono a considerarlo solo un volgare lestofante.
La fine a San Leo
Nel 1789, per assecondare i desideri della moglie, Cagliostro commise l'errore di stabilirsi a Roma, un territorio profondamente ostile alla massoneria. Dopo il fallimentare tentativo di fondare una loggia di rito egiziano a Villa Malta, fu denunciato per eresia e massoneria dalla stessa moglie Lorenza, spinta dai parenti in sede di confessione.
Arrestato il 27 dicembre 1789 per ordine di papa Pio VI, fu rinchiuso a Castel Sant'Angelo. Il processo si concluse nel 1790 con una condanna a morte, poi commutata dal pontefice in carcere a vita dopo che Cagliostro abiurò pubblicamente le sue dottrine. Fu trasferito nella fortezza di massima sicurezza di San Leo, dove venne segregato nelle celle più dure e umide (prima la cella del Tesoro e poi quella del Pozzetto).
Gravemente ammalato, il "Gran Cofto" si spense a San Leo il 26 agosto 1795 a causa di un colpo apoplettico. La sua morte, avvolta come la sua vita da racconti fumosi e leggende di presunte sparizioni, ha finito per consegnare la sua figura alla storia come un mito intramontabile.




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