L'urbanistica di genere ridisegna le attività italiane e migliora la vita di tutti
- Redazione

- 6 giorni fa
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L'idea che le città non siano neutre, ma riflettono bisogni e abitudini di chi le vive, è ormai al centro del dibattito urbanistico internazionale.
Da questa consapevolezza prende forma il concetto di "Urbanistica di genere", un approccio che mira a progettare spazi pubblici più inclusivi, sicuri e accessibili per tutte e tutti.
Un modello che affonda le sue radici nell'esperienza pionieristica di Vienna e che oggi trova nuove applicazioni anche in Italia, con Firenze e, più recentemente, Bari. La capitale austriaca rappresenta il caso più avanzato di pianificazione urbana sensibile alle differenze di genere.
A partire dagli anni 90, grazie al lavoro di Eva Kail, esperta e promotrice del gender mainstreaming urbano, Vienna ha avviato una trasformazione sistematica della città.

Illuminazione pubblica più efficace, percorsi pedonali più sicuri servizi di prossimità e spazi progettati per una mobilità quotidiana complessa, sono solo alcuni degli interventi realizzati. Il principio guida è semplice quanto rivoluzionario : progettare pensando alle esigenze delle donne migliora la qualità della vita urbana per tutti.,
Questo paradigma si sta progressivamente diffondendo anche nel contesto italiano. Firenze è tra le realtà più attive, sia sul piano accademico che progettuale, grazie al contribuito del Dipartimento di Architettura dell'Università degli studi di Firenze (Dida), che da tempo lavora sui temi della vita inclusiva.
Ora anche Bari compie un passo significativo in questa direzione. La giunta comunale ha infatti approvato lo schema di accordo di ricerca con il Dida per la redazione delle "Linee guida per una rigenerazione urbana inclusiva dal punto di vista di genere".
Uno strumento destinato a incidere concretamente sulla pianificazione urbana, orientando programmi di rigenerazione, progettazione degli spazi pubblici e politiche locali verso un approccio più equo e attento alle diverse esigenze della popolazione. I temi individuati sono sicurezza reale e percepita, accessibilità, prossimità dei servizi, mobilità quotidiana, organizzazione dei tempi urbani e qualità degli spazi pubblici.
Questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana e che se affrontate con uno sguardo inclusivo, possono contribuire a ridurre disuguaglianze a marginalità,. Attraverso la collaborazione con il Dida, e in particolare con il Laboratorio di Progettazione Ecologica degli insediamenti (LaPei), il Comune di Bari punta a trasformare queste istanze in strumenti operativi. Il passaggio da una visione teorica a una pratica concreta rappresenta la vera sfida dell'urbanistica di genere. In questo senso, il percorso intrapreso di Bari segna un'evoluzione significativa, da esperienza locale e tassello di un movimentato più ampio che, partendo da Vienna, sta ridisegnando il futuro delle città europee.
Se il modello viennese ha dimostrato che un'altra urbanistica è possibile, le esperienze italiane mostrano che è anche replicabile. E che, soprattutto, può diventare uno strumento concreto per costruire città più giuste, vivibili e capaci di rispondere alla complessità delle società contemporanee.




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